L’etica al tempo dei robot

Relatore
Prof. Giuseppe O. Longo - Università di Trieste

Data e ora
lunedì 28 febbraio 2011 alle ore 16.15 - ore 16.15 rinfresco, ore 16.30 inizio seminario

Luogo
Ca' Vignal 3 - Piramide, Piano 0, Sala Verde

Referente
Roberto Giacobazzi

Referente esterno

Data pubblicazione
15 febbraio 2011

Dipartimento
Informatica  

Riassunto

Quelle strane macchine chiamate “robot”, che nelle visioni più ottimistiche dovrebbero essere i nostri servitori e i nostri compagni, si rivelano sempre più inquietanti e ci pongono questioni che vanno dagli aspetti più tecnici della loro costruzione fino ai più sottili interrogativi di natura etica. Sì, etica, perché la loro presenza non può non sollevare certe domande: se i robot dovessero un giorno diventare intelligenti e sensibili (quasi) quanto gli umani, potremmo continuare a considerarli macchine, come lavatrici o automobili? O dovremmo adottare atteggiamenti empatici e comprensivi come nei confronti degli animali domestici? E viceversa: quali comportamenti dei robot dovremmo tollerare, incoraggiare o vietare?

L’ultima domanda è importante perché rivela il conflitto tra la loro natura artificiale, che dovrebbe renderli obbedienti alla nostra programmazione, e la loro parziale autonomia (se un robot non è autonomo non è un robot) che, in linea di principio, potrebbe indurli a decisioni nocive nei nostri confronti. Questo conflitto diventa manifesto quando si pensi alla costruzione e all’uso dei “soldati robot”. Erano problemi di questo genere che aveva in mente Asimov quando postulò le “Leggi della robotica” che vietavano ai robot di compiere azioni dannose per gli esseri umani. Ma queste leggi non sono realistiche, perché le conseguenze lontane di un’azione in apparenza neutra o utile agli umani possono rivelarsi nocive o disastrose. Anche agli uomini capita di provocare danni gravissimi pur operando con le migliori intenzioni.

Non sono realistiche, le leggi della robotica, ma costituiscono comunque un primo embrione di un’etica dei robot o, con un neologismo ormai corrente, una “roboetica”. Il concetto di roboetica si può declinare in almeno tre maniere: il comportamento degli umani verso i robot; il comportamento dei robot verso gli umani e le conseguenze che ha la presenza dei robot sull’etica in generale, cioè sui comportamenti degli umani in genere.

In questo ambito le previsioni si mescolano facilmente con la fantascienza (che peraltro è un importante laboratorio concettuale di scenari plausibili). Accanto alle speculazioni ci sono le realtà: in Giappone (il paese di gran lunga più avanzato nella costruzione e nell’impiego dei robot) si tocca con mano quanto possa diventare intenso il rapporto uomo-macchina quando il robot sia un (o una) “badante” con sembianze umane oppure quando abbia più o meno le fattezze e il comportamento di un animale domestico (si pensi al cane Aibo, che di recente la Sony ha deciso di non produrre più). La proiezione affettiva è tanto forte da suscitare problemi psicologici e, ancora una volta, etici. E poi, in generale, la marcia sempre più convulsa di una tecnologia invasiva e onnipresente non può non avere effetti profondi sull’immagine che abbiamo di noi stessi e sul nostro stesso essere “umani”: specchiandoci in quello straniante alter ego che sta diventando il robot, quale immagine ce ne ritorna? Riusciremo, per differenza o per similarità, a capire qualcosa di più di noi stessi?

 

 

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